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Ricarica dell’auto elettrica a casa: quanta potenza serve

Per ricaricare l’auto a casa si usano tipicamente due fasce di potenza, una più contenuta intorno ai 3,7 kW e una più alta intorno ai 7,4 kW, che cambiano soprattutto i tempi di ricarica e quanto pesano sulla potenza disponibile in casa. Non serve per forza aumentare il contratto: un sistema di gestione dei carichi può modulare automaticamente la ricarica per restare nei limiti. Cavo e protezioni vanno comunque dimensionati da un elettricista in base alla potenza scelta e alla distanza dal quadro.

Le due potenze più comuni per la ricarica domestica

Quando si parla di wallbox per la ricarica a casa, la scelta si gioca quasi sempre tra due fasce di potenza. Una più contenuta, indicativamente intorno ai 3,7 kW, che restituisce una ricarica più lenta ma anche un assorbimento più leggero per l’impianto di casa, adatta a chi lascia l’auto collegata per molte ore, tipicamente tutta la notte. L’altra, più alta, indicativamente intorno ai 7,4 kW, monofase o trifase a seconda dei casi, che dimezza più o meno i tempi necessari per una ricarica completa ma chiede all’impianto domestico di sostenere un carico decisamente più importante nello stesso momento. Non è solo una questione di quanto tempo si aspetta: una potenza più alta significa anche che, mentre l’auto ricarica, resta meno margine di potenza disponibile per tutto il resto della casa, dal forno alla lavatrice, ed è proprio questo equilibrio che va valutato con attenzione prima di scegliere quale wallbox installare.

Perché la potenza contrattuale di casa è il vero limite

La maggior parte delle abitazioni ha un contratto di fornitura pensato per gli usi tradizionali della casa, non per l’aggiunta di un carico continuativo e importante come la ricarica di un’auto elettrica. Questo significa che la potenza realmente disponibile, quella che si può usare in un dato momento senza far scattare il contatore, è spesso più limitata di quanto sembri quando si sommano tutti gli elettrodomestici che possono accendersi insieme: il piano cottura, il forno, la lavatrice, il condizionatore, e sopra a tutto questo la wallbox. Scegliere una potenza di ricarica alta senza guardare a cosa succede quando in casa sono accesi altri carichi importanti rischia di portare a distacchi frequenti e fastidiosi, proprio nel momento meno comodo. Per questo la domanda giusta da porsi non è quanto veloce si vuole ricaricare in teoria, ma quanta potenza l’impianto di casa può davvero mettere a disposizione dell’auto senza compromettere il resto, ed è un calcolo che va fatto guardando l’uso reale della casa, non solo la scheda tecnica della wallbox.

La gestione dei carichi come alternativa all’aumentare il contratto

Non è sempre necessario alzare la potenza contrattuale per potersi permettere una wallbox più performante. Esiste una soluzione intermedia, la gestione dei carichi, che consiste in un dispositivo elettronico collegato all’impianto capace di misurare in tempo reale quanto stanno assorbendo gli altri apparecchi di casa e di ridurre automaticamente, quando serve, la potenza destinata alla ricarica dell’auto, per restare sempre entro il limite disponibile dal contatore. In pratica, se in un certo momento la lavatrice e il forno sono già accesi, il sistema abbassa da solo la velocità di ricarica, e la ripristina non appena si libera margine, senza che nessuno debba intervenire manualmente e senza rischio di distacchi. Questo permette in molti casi di installare una wallbox più potente di quella che l’impianto sosterrebbe da sola a pieno regime, sapendo che il dispositivo di gestione eviterà comunque di sforare la potenza disponibile, rinunciando solo a qualche minuto di ricarica nei momenti di picco.

Cavo e protezioni li dimensiona l’elettricista, non il fai da te

Una volta scelta la potenza della wallbox, tutto il resto dell’impianto va progettato di conseguenza: il cavo che porta l’energia dal quadro elettrico fino al punto di ricarica deve avere una sezione adeguata alla potenza scelta e alla distanza da percorrere, e la linea deve essere dotata di una propria protezione magnetotermica, dimensionata sull’assorbimento previsto, e di un proprio differenziale idoneo a intervenire correttamente anche nelle condizioni particolari legate alla ricarica dei veicoli elettrici. Non sono scelte che si possono fare guardando una tabella generica trovata online, perché entrano in gioco troppe variabili specifiche dell’impianto di ogni casa, dalla lunghezza reale del percorso alla presenza di altri carichi sulla stessa dorsale. È un elettricista abilitato a valutare tutto questo insieme e a garantire che l’installazione sia sicura, oltre che a norma, cosa che diventa ancora più importante quando si parla di un carico che resta collegato per ore, spesso di notte, senza nessuno che lo controlli.

La scelta giusta dipende da come usi davvero l’auto

Più che dal desiderio generico di ricaricare più in fretta possibile, la scelta tra le due fasce di potenza dovrebbe partire da come si usa realmente l’auto ogni giorno. Chi percorre distanze contenute e ha tutta la notte a disposizione per la ricarica può trovare più che sufficiente una potenza più contenuta, con il vantaggio di un impianto più semplice da gestire e un impatto minore sui consumi di picco, oltre a un dimensionamento delle protezioni generalmente più leggero. Chi invece percorre molti chilometri, magari con rientri serali tardi e partenze mattutine ravvicinate, può avere bisogno di tempi di ricarica più stretti e quindi valutare la potenza più alta, accettando di dover progettare con più attenzione l’impianto elettrico di supporto e la relativa richiesta di potenza al contatore. In entrambi i casi, la decisione finale su cosa l’impianto di casa può sostenere in sicurezza, oggi e con i carichi che potrebbero aggiungersi in futuro, spetta al tecnico che lo valuta sul posto, non a un calcolo fatto solo sulla carta.

Domande frequenti

Con una wallbox più potente l’auto si ricarica sempre più in fretta?

In teoria sì, ma nella pratica la velocità reale dipende anche da cosa accetta l’auto stessa e da quanta potenza l’impianto di casa riesce a mettere a disposizione in quel momento. Se è attiva una gestione dei carichi, la potenza erogata può essere ridotta automaticamente quando altri elettrodomestici sono in funzione, quindi il tempo di ricarica reale varia da un giorno all’altro.

Devo per forza aumentare la potenza del contratto per installare una wallbox?

Non sempre. Se la potenza contrattuale attuale è già abbastanza sfruttata dagli altri usi di casa, un sistema di gestione dei carichi può permettere di installare comunque una wallbox, modulando automaticamente la ricarica per restare nei limiti disponibili. Un elettricista può valutare, guardando i consumi reali della casa, se conviene questa strada o un aumento della potenza.

Chi decide la sezione del cavo e le protezioni della wallbox?

Sono scelte tecniche che spettano a un elettricista abilitato, che le calcola in base alla potenza scelta, alla distanza tra quadro e punto di ricarica e alle caratteristiche specifiche dell’impianto di casa. Non esistono valori validi per tutti gli impianti, motivo per cui è sconsigliato affidarsi a indicazioni generiche trovate online invece che a un sopralluogo reale.

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